Arte e Neuroscienze nel Salento dal 24 maggio al 30 giugno personale dell’artista Raffaele Quida

Arte e Neuroscienze nel Salento dal 24 maggio al 30 giugno personale dell’artista Raffaele Quida

Un incontro originale nel Salento per parlare di arte da una prospettiva nuova, per approfondire l’affascinante mondo delle Neuroscienze cognitive e capire meglio le dinamiche del cervello, che va allenato continuamente, perché se “non lo si usa lo si perde”. Si parte ancora una volta da un artista pugliese emergente, le cui opere danno una visuale originale del mondo. 

Si tratta di Raffaele Quida, classe 1968, che indaga la percezione dello spazio e l’interazione dell’individuo con esso, attraverso la variabile temporale. La sua personale “Camere di registrazione”, a cura di Carmelo Cipriani, sarà inaugurata a Maglie il 24 maggio e visitabile fino al 2 giugno dalle 19 alle 24 e poi dal 3 al 30 giugno su appuntamento, telefonando al 3396145183. 

Questa elegante cittadina a mezz’ora da Lecce ospita la Fondazione per l’Arte e le Neuroscienze (FANS), creata da Francesco Sticchi, medico anestesista e mecenate con la passione per l’arte contemporanea e la Neuroestetica, come luogo di incontro e dialogo interculturale per le giovani generazioni, come laboratorio di sperimentazione e ibridazione di nuovi linguaggi espressivi, attraverso un nuovo rapporto Arte-Cervello, che stimola l’interesse per la conoscenza del funzionamento della mente umana e della sua dinamica relazione con il corpo e l’ambiente. Due volte l’anno si individua un tema e si organizza una mostra con associata conferenza pubblica, gratuita e aperta a tutti, promuovendo un nuovo Umanesimo neuroscientifico, usando l’arte come mezzo per comprendere e conoscere. 

Percezione e Bellezza” è al centro del quinto appuntamento dedicato all’arte e alle neuroscienze, che sarà inaugurato venerdì 24 maggio alle 19.00, presso la sala della Fondazione in via Thaon De Revel 25 a Maglie

Le opere esposte di Raffaele Quida, la cui ricerca artistica è incentrata sulla percezione della realtà, innescano una partecipazione attiva da parte dello spettatore, che è invitato, talvolta costretto, a spostare l’approccio conoscitivo abituale verso direzioni insolite. Servendosi di parametri minimali quali spazio, tempo e forma, Quida innesca un meccanismo mentale straniante, che costringe a nuove conclusioni.

Secondo il Dott. Sticchi, infatti, è possibile veicolare i processi conoscitivi della mente umana attraverso un approccio estetico stimolante. Il cervello è spronato dall’arte e dall’estetica e le opere possono divenire canali molto potenti per aprire la mente verso approcci inediti di lettura del reale. Solitamente la conoscenza umana dell’ambiente segue meccanismi che ricercano sempre quanto già appreso in precedenza, per poter ricreare una percezione di “sicurezza”. L’impatto straniante delle opere dell’artista divengono l’innesco per rimuovere la “confort zone” nella quale per istinto si tende a trattenersi.

Quida realizza questo passaggio invitando il fruitore a riflettere su quei parametri essenziali della misurazione della realtà come il tempo, lo spazio e la forma. Attraverso l’arte quindi sono favoriti meccanismi che aiutano l’acquisizione di nuove norme in grado di rompere il conformismo.

E questo lo vediamo nell’opera “Maddalena penitente”, composta da una lastra di marmo bianco di Carrara posizionata a 90 centimetri da terra a rappresentare la sua reale dimensione e una targhetta con inciso il titolo dell’opera, sono gli unici indizi in assenza di immagine, ma che deve stimolare l’osservatore a colmare tale assenza con le sue conoscenze ed esperienze passate; pur lasciandolo nell’incertezza” afferma Sticchi. E come dice il neuroscienziato londinese Beau Lotto: “il cervello si è evoluto per risolvere l’incertezza”, insita nel mondo in perenne cambiamento e ricco di differenze e contrasti, e infatti questa predisposizione innata a risolvere l’incertezza ci porta alla conformità, cioè il cervello cerca sicurezza, quasi a non voler cambiare il suo paesaggio, come vediamo nelle opere dal titolo “Frame”. Qui una continua evoluzione dell’immagine del paesaggio, che si ricollega al modus operandi del regista russo Tarkovskij, lascia lo spettatore, di fronte a repentini cambi d’inquadratura, a modifiche della realtà e dello spazio circostante. Però il cervello cercando sicurezza e conformità, perde in libertà che è alla base dell’innovazione; quindi dobbiamo imparare a “deviare”, cambiare rotta, anche se ciò richiede fatica e perseveranza nel districarci fra i tentativi e gli errori del caos innovativo.

Carla Falcone

Giornalista e copywriter freelance, consulente per alcune aziende.

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